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4 febbraio 2016

Ayrton Senna, quando anche gli Dei muoiono. La vita e i successi del più amato pilota di Formula Uno

Il 1 Maggio 1994, per milioni di sportivi, rappresenta indubbiamente uno dei giorni più tristi dello sport mondiale. Per il Brasile ed il suo popolo addirittura una ferita mai rimarginata, quello che fu realmente un lutto nazionale. Fu quel tragico sabato, infatti, che perse la vita Ayrton Senna, uno dei piloti più forti e amati di […]

Il 1 Maggio 1994, per milioni di sportivi, rappresenta indubbiamente uno dei giorni più tristi dello sport mondiale. Per il Brasile ed il suo popolo addirittura una ferita mai rimarginata, quello che fu realmente un lutto nazionale. Fu quel tragico sabato, infatti, che perse la vita Ayrton Senna, uno dei piloti più forti e amati di sempre, probabilmente il pilota più amato di sempre.

Gli esordi

Nato il 21 Marzo 1960 in una famiglia benestante, l’amore di Senna per la velocità si manifesta sin dalla tenera età, con il Brasiliano impegnato nei kart, sotto la guida del maestro Lucio Pascual ” Tsche”. Già a 13 anni lo troviamo al volante di una  Parilla 100 cm³, con la quale vincerà all’esordio a Interlagos, prima di conquistare il campionato juniores e successivamente fare incetta di campionati di categoria brasiliani e sudamericani.
Nel 1980 lo sbarco in Europa, alla guida di una Dap, al volante della quale sfiorerà la conquista di due Mondiali.
A 21 anni il debutto in Formula Ford 1600, prendendo parte e vincendo campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen. Su 19 gare, ne conquista 12,  facendo registrare 10 giri veloci e partendo 3 volte in pole. Fa ancora meglio la stagione successiva, nel 1982, quando in Formula Ford 2000, con 21 affermazioni in 29 gare ( 15 le pole e 22 i giri veloci) si aggiudica sia l’Europeo EFDA che il campionato anglosassone  Pace British, prestazioni grazie alle quali, a fine anno, debutta nel più impegnativo Campionato Britannico di Formula 3 con una gara perfetta, nella quale realizza  pole,  giro veloce e vittoria.
La Formula 3 ormai è il suo palcoscenico e il 1983 al volante di una Ralt-Toyota lo vede consacrarsi campione, dominando in 12 delle 20 gare e, non contento, facendo manbassa di pole e giri veloci, al termine saranno rispettivamente 15 e 13. Nella stessa stagione prende parte ad un appuntamento prestigioso quale quello di F3 di Macao dove, a fianco dei più temibili piloti di categoria, continua a fare il vuoto, conquistando entrambe le manche e rendendosi protagonista del giro veloce. È di quell’anno la decisione di sostituire il cognome del padre, Da Silva, per assumere quello meno comune della madre, Senna.

L’approdo in Formula 1

Sebbene i primi abboccamenti con la classe principe delle quattro ruote risalgano sempre al 1983, con il Brasiliano impegnato nei primi test nel circus, il debutto in F1 avviene l’anno successivo. Già dalla stagione prima Senna, comunque, aveva attirato l’attenzione dei big con Frank Williams in persona che aveva voluto vedere alla prova il giovane Carioca su una Williams FW08C. Successivamente i test, insieme a Martin Brundle e Stefan Bellof, a Silverstone nell’abitacolo di una Mclaren, con il Brasiliano che, come di consuetudine, aveva messo tutti in fila.
A quel punto per lui sembravano già aprirsi le porte di una scuderia top, con il boss della Brabham, Bernie Ecclestone, intenzionato a eleggerlo come seconda guida, al posto di Riccardo Patrese, destinato all’Alfa Romeo. Intuizione geniale, però, frustrata dalla Parmalat che preferiva al suo posto una guida italiana, “costringendo”, Senna a doversi accontentare della piccola Toleman, a bordo della quale, riuscendo a far volare un macinino inguidabile, conquisterà risultati eccezionali. Su tutti, sotto un autentico diluvio, un secondo posto nel Gp di Montecarlo, in una gara che avrebbe vinto (stava recuperando 6 secondi a giro a Prost), ma interrotta per la quantità di acqua presente in pista.
Emergevano sin da allora due costanti di quella che sarebbe stata la sua carriera: la straordinaria, unica capacità di guidare sul bagnato e la predisposizione nell’impegnarsi in uno dei tracciati più difficili in assoluto.
Una stagione che lo vedrà chiudere a 13 punti, giungendo al nono posto in classifica generale, grazie anche ad altri due podi, due terzi posti e a due sesti posti ed un settimo, nonostante, è il caso di dirlo, ben 8 ritiri, imputabili ad un mezzo non all’altezza del proprio pilota.
Ormai le capacità di Senna risultavano note a tutti ed inevitabile che, dalla stagione successiva fossero in molti team ad interessarsi all’astro nascente della F1. A farcela fu la Lotus, con la quale, sempre sotto una pioggia torrenziale, il Brasiliano, nel Gp di Portogallo, alla prima gara dell’anno colse la prima affermazione, grazie alla sua 97T, monoposto che, grazie motore Renaut che la spingeva,  se in qualificazione risultava essere assolutamente competitiva (ben 7 le pole che Senna conquisterà) non lo era altrettanto in gara). Tallone d’achille, infatti, le limitazioni di carburante, assenti in qualifica, che il regolamento aveva imposto durante la corsa e che erano all’origine dei tanti ritiri della monoposto, per una gestione del carburante che, iniziava ad essere demandata, attraverso l’evoluzione dei software elettronici di gestione del motore.
Tre le stagioni trascorsa nella scuderia inglese con un rendimento crescente, caratterizzato da due quarti posti (il primo anno con 37 punti, quello successivo con 55) e, complici i 57 punti del 1987, da una terza piazza nell’ultimo anno, passando ad un motore Honda. Un bottino globale che parla di 6 vittorie, due ad anno, colte in due occasioni nel Gp d’Usa e una volta su quelli portoghesi, spagnolo, di Monaco e di Spa e di altrettanti giri veloci. Per il signore delle pole, inoltre, 1 volte miglior tempo in qualifica e altro 15 podi, con 9 secondi posti e sei terzi.

Con Prost in Mclaren

Cambio di scuderia per Senna che, in Mclaren, sotto la supervisione di Ronn Dennis, ritrovò il motore Honda e soprattutto l’amico-rivale Alain Prost che, tra liti, polemiche e attestati di stima lo avrebbe accompagnato nella carriera,  compreso l’ultimo saluto via radio ricevuto tanto enigmatico quanto significativo, sino al drammatico epilogo.
Oltre a questo il Brasiliano, però, trovò ad attenderlo soprattutto una monoposto, McLaren-Honda MP4/4, straordinaria, come dimostrano emblematicamente le 15 vittorie su 16 Gp che la scuderia conquistò in quella stagione. Stagione che, per gli amanti del Brasiliano, coincise soprattutto con il suo primo Mondiale, conquistato, complice un discutibile regolamento che permetteva di scartare alcuni piazzamenti considerando soltanto gli 11 migliori, pur totalizzando meno punti del più regolare collega francese. Alla fine, comunque, saranno 94( 90) i punti conquistati, frutto di ben 8 vittorie, tre secondi posti, oltre ad un quarto, un sesto ed un decimo.
Vittoria iridata per Senna e prime polemiche, come ad esempio durante il Gp di Portogallo, quando Prost accusò Senna di averlo chiuso pericolosamente al muretto.
Inevitabile che la stagione successiva si giocasse su questo duello fratricida, con il Francese animato da una feroce sete di vendetta. E così dopo le prime 3 vittorie di Senna nelle prime 4 gare, il Professore iniziò a limare il suo iniziale distacco. Naturalmente in pista le solite schermaglie dialettiche e non, con il Gran premio di San Marino, vinto dal Brasiliano, con un Prost furioso al termine della gara, poichè il compagno aveva infranto il patto di non superarsi reciprocamente durante il primo giro.
Gli Dei della Formula 1, però, questa volta arrisero al Francese e così, dopo alcuni ritiri per guasti meccanici del Brasiliano, si arrivò al Gp di Giappone, con il pilota transalpino, forte di 16 punti in più e campione del Mondo qualora Senna non avesse vinto sempre, che, in occasione di un tentato sorpasso del collega sudamericano, chiuse la porta, provocando l’inevitabile incidente. A  dire il vero, se per Prost la gara terminava lì, Senna spinto dai commissari, rientrò in gara, vincendola ma venendo squalificato per un discusso sorpasso ai danni di Nannini, a cui poi venne assegnato il Gp. Rabbia Senna e Mondiale a Prost che festeggiava il suo terzo alloro, con il Brasiliano mestamente dietro, con 6 vittorie, ma anche 6 ritiri ed una squalifica.
Senna costretto a masticare amaro e ai ferri corti con la Federazione, accusata nella persona di Jean-Marie Balestre di aver ordito una sorta di congiura nei suoi confronti, al fine di favorire il Francese. Ipotesi che, complice il passaggio del pilota transalpino alla Ferrari, perorò lo stesso Ross Denis che su un maxi-schermo di un hotel, mostrò agli astanti che, in situazioni analoghe al sorpasso di Nannini, tutti i piloti si erano comportati come Senna, prendendo la via di fuga tra le barriere dei pneumatici all’esterno della chicane, senza che mai nessuno fosse stato penalizzato. A difesa di un regolamento arbitrariamente manipolato, i Commissari sostennero che, per non evitare rischi per lui e gli altri piloti, il Brasiliano avrebbe dovuto effettuare una sorta di inversione a U. Ipotesi fantasiosa, mai avvenuta, e bocciata , nel corso di una riunione pre-gara, da tutti i piloti, ansiosi di avere un chiarimento in situazioni simili, con la Federazione costretta ad incassare, perdendo la faccia.
Sulla scorta dei tanti veleni anche la stagione 1990 si riassumeva in una sfida Senna-Prost, nel frattempo emigrato in Ferrari. In un campionato più equilibrato rispetto a qualche mese prima, sufficienti le 6 vittorie e i 78 punti conquistati, a Senna per aggiudicarsi il secondo mondiale, conquistato, ironia della sorte, ancora in Giappone con il Brasiliano protagonista di un contatto molto simile a quello con cui il collega, 12 mesi prima, l’aveva fatto fuori. A fine gara, a chiosare sull’episodio, lo stesso Brasiliano che commenterà ironico:

“Le corse sono fatte così, certe volte finiscono alla prima curva, certe volte finiscono a sei giri dalla fine…”

Quarta stagione in McLaren e terzo titolo, anche se quello del 1991 si trasformerà in un Campionato più complesso di non quanto, le prime 4 vittorie consecutive, avrebbero lasciato immaginare. Vittorie in America, prima nel Gp di casa (con Senna che, costretto a dover a far a meno del cambio dal 60 giro, potendo utilizzare solo la sesta marcia, alzerà la coppa del primo classificato a fatica, complici dolori lancinanti e poco dopo esser svenuto a causa dello stress di una gara a cui teneva tanto quanto fattasi proibitiva), a San Marino e a Montecarlo, ma poi il nuovo V12, che ha soppiantato l’affidabile V10, inizia a esibire alcune carenze soprattutto in fase di bilanciamento e, complice la crescita esponenziale delle Williams, frutto degli sviluppi al cambio al volante e alla nuova motorizzazione Renault, Senna è costretto alle acrobazie per resistere allo strapotere della Fx14 avversaria.
Dopo 5 gare a digiuno, in Ungheria la nuova benzina Shell permette alle McLaren di acquistare una maggiore competitività, che il Brasiliano sfrutta conquistando la vittoria. Quindici giorni, e complice il ritiro degli avversari, a Spa il Brasiliano coglie una preziosissima affermazione, la sesta della stagione, anche se non si dimostrerà meno decisiva la corsa in Portogallo dove, un errore al pitstop, costringe la Williams a perdere preziosi punti. Saà a Suzuka , però, favorito da un errore da Mansell, che Senna avrà la certezza, con una  gara di anticipo, del suo terzo titolo iridato.

Nulla potrà, però, nel 1992 Senna davanti allo strapotere Williams, con una FW14B dotata di sospensioni attive e imprendibili per tutti gli avversari. A dimostrarlo le 5 vittorie consecutive che Mansell conquisterà nelle prime 5 gare, con Patrese che giungerà 4 volte secondo! Di contro per il Brasiliano ben 3 ritiri, e due soli podi  colti in Sudafrica e Imola, figli di una mancata affidabilità alla ricerca di una competitività ormai persa.  La  scommessa sbagliata sull’Honda V12, la tardiva introduzione del cambio al volante, non consentiranno mai a Senna di difendere il proprio titolo, se no per correre alla ricerca di gioie estemporanea, come la prima vittoria dell’anno, in coincidenza della sesta gara, manco farlo apposta a Montecarlo. Dopo quel successo, solo altre due vittorie, Budapest e Monza, per una stagione che si chiudereà, in calssifica generale fuori dal podio, complici anche i ritiri nelle ultime due gare, sopravanzato dallo stesso  astro nascente Michael Schumacher.
In una stagione anonima, con tanti podi quanti ritiri, alla fine saranno 7, il Brasiliano riesce ugualmente a lasciare il segno,  in occasione del Gp di Spa, quando soccorrerà, dopo essersi fermato e rischiando la vita, Erik Comas, pilota Ligier, dopo una carambola rimasto svenuto a centro pista.

ayrton-senna-quando-anche-gli-dei-muoiono-la-vita-e-i-successi-del-piu-amato-pilota-di-formula-uno-2Qualcosa, però, tra Senna e Mclaren pareva essersi rotto, con il pilota brasiliano, infatti, che dopo aver pensato al ritirò, siglò un contratto a gettone con la sua storica scuderia, solo negli ultimi giorni disponibili. Intanto a bordo della super Williams, 38enne, era giunto l’eterno rivale, il rientrante AlainProst che, prima di firmare, mise un veto sull’approdo anche di Senna, costretto quindi ad a McLaren Ford 8 cilindri, non di certo al libello della Renault 10 cilindri.La McLaren motorizzata Ford e un rapporto andato deteriorandosi con la scuderia, non permise a Senna di fare poker di Mondiali, con il titolo che finirà ad appannaggio proprio dell’odiato-amato ex compagno di squadra. Nonostante questo, però,  ai milioni di fans di Senna, non saranno risparmiate emozioni e gioie con ben 5 successi ed un secondo posto finale, seppure a notevole distanza dal vincitore e davanti a Damon Hill.
Anche in quell’anno tante le soddisfazioni sul bagnato, come durante il Gran premio d’Europa, a Donington Park, dove su pista bagnata il pilota di Rio fece 4 sorpassi solo in occasione del primo giro, in una gara dominata, come testimonierà il minuto e mezzo da Damon Hill, giunto secondo, e il giro inflitto a Prost.  Naturalmente, oltre ai successi nel Gp del Brasile, di Giappone e Australia (ultima gara e unica pole dell’anno, con il palco dei vincitori che vedrà l’abbraccio tra Senna e Prost), verrebbe da dire consueta affermazione Montecarlo, per un autentico dominio sul circuito monegasco del Brasiliano che collezionerà 5 vittorie consecutive (un record), per una gara che coinciderà con il rinnovo del contratto sino al termine della stagione.
Intanto, però, Senna inizia a trattare con Williams per il passaggio alla scuderia dominatrice del Mondiale dalla stagione successiva.

Williams, l’ultima tappa di una leggenda

Nonostante Prost si congedasse, dopo la conquista del titolo, lasciando all’ex compagno il volante della monoposto iridata e dominatrice dell ultime due stagioni, il passaggio di Senna alla Williamsn si rivelò ben presto non un gran affare. La stagione 1994, infatti, prevedeva l’abbandono di tutti i dispositivi elettronici, compresi quel controllo di trazione e sospensione attive che avevano fatto del bolide britannico un modello di affidabilità, guidabilità e velocità. Inoltre, come se non bastasse, la creatura di Adrian Newey si caratterizzava per le dimensioni anguste dell’abitacolo, tanto da indurre n un’occasione il Brasiliano a dichiarare, con la solita franchezza che la contraddistingueva;

 “Se mangiassi anche solo un panino, non riuscirei ad entrare nell’abitacolo…”.

E, naturalmente, la scomparsa dell’elettronica, rendeva l’auto decisamente meno stabile e facile da condurre. Non lato velocità, come dimostrano le prime 3 pole conseguite da Senna nelle prime 3 gare, quanto ad affidabilità, con l’ex guida McLaren impossibilitato ad arrivare il traguardo nei prime due Gp, entrambi conquistati da un Michael Schumacher in crescendo.
Il destino si doveva scrivere, però, nella terza gara, quella di San Marino, con la Williams, ancora una volta  il  più veloce in prova. Quella gara, però, sarebbe stata destinata a passare alla storia per ben altro, finendo per assumere i contorni della corsa più drammatica degli ultimi anni.
Già nelle prove del venerdì si sfiorò la tragedia con un incidente per Barrichiello alla variante bassa. Il giorno successivo, invece, la morte fece la sua comparsa sul tracciato del Gp del Titano, con lo sfortunato pilota austriaco Roland Ratzenberger che, alla curva Villeneuve, sarà vittima di un incidente fatale. Un fatto che segnerà profondamente tutto il circus, compreso, in particolar modo Ayrton Senna, che deciderà di correre portando con sè la bandiera austriaca, per poi sventolarla in caso di vittoria finale. Un vessillo che, però, non verrà mai sventolato e che sarà ritrovato, tra i rottami della Williams, intrisa del sangue del pilota brasiliano.
Inizio gara e si parte subito con un botto tra Pedro Lamy e J. Letho, per una carambola i cui rottami feriranno anche alcuni spettatori. Safety car dentro che rimarrà sino al 5° giro, prima di tornare ai box. Dopo neppure due giri l’incidente che costerà la vita a Senna, andato dritto alla curva del Tamburello. Le indagini successive dimostreranno che all’origine della tragedia sarà il piantone dello sterzo, modificato e allungato nella notte, dopo che il pilota si era lamentato di non vedere con facilità la strumentazione. Una modifica realizzata con una saldatura manuale che non si rivelerà adeguata a reggere le sollecitazioni della corsa, determinando la totale ingovernabilità in curva dell’auto per Senna, al momento dell’uscita, che potè soltanto frenare, ma non scartare il muro a bordo pista.

Inutile il trasporto in elicottero per il pilota all’Ospedale Maggiore di Bologna, apparso immediatamente in condizioni drammatiche a causa di un puntone della sospensione anteriore che penetrando nella visiera, provocò danni gravissimi alla testa di Senna. A nulla valse il ricovero nel reparto di rianimazione, con il campione brasiliano che non riprese mai più conoscenza e morì 4 ore circa dopo l’impatto.
Un incidente che, purtroppo solo complice l’estrema popolarità del campione ( la fine di Ratzenberger, come di tanti altri drivers più anonimi finì ben presto nel dimenticatoio), scosse fortemente l’opinione pubblica, coinvolgendo anche gli organi istituzionali. Fu disposta l’autopsia sul corpo dell’atleta sud-americano, il circuito di Imola venne posto sotto sequestro prima di una serie di modifiche e miglioramenti di sicurezza.

In Brasile, se possibile, la morte del campione fu assorbita ( se mai lo è stata realmente?) in maniera ancora più dolorosa, con tre giorni di lutto e la disperazione di un popolo per il proprio eroe, per un eroe popolare riuscito a raggiungere la popolarità dei calciatori più acclamati in un Paese che vive di pallone. Funerali in Patri, con la salma deposta in un cimitero della natia Samn Paolo.
A sostenerne il feretro il gotha dei grandissimi della F1, compresi i grandi ex del passato, con la presenza di Rubens Barrichello, l’amico Alain Prost (che aveva seguito la gara come commentatore per la tv francese), la dinastia dei Fittipaldi, Michele Alboreto, (atteso da un analogo destino),  Jackie Stewart, Derek Warwick  Johnny Herbert, Damon Hill, Thierry Boutsen, Gerhard Berger e Thierry Boutsen.
A conferma della profonda religiosità di Senna ( che viaggiava con una Bibbia ed era solito leggerne un passo prima della partenza di ogni Gp) l’incisione sulla tomba recante un passo tratto dalla Lettera dell’apostolo Paolo ai Romani 8,39: Nada pode me separar do amor de Deus “Niente mi può separare dall’amore di Dio”.
Tre anni dopo, commissionata dal Comune di Imola, nei pressi del luogo dell’incidente, divenuto in seguito una variante, di una statua bronzea di due metri a ricordo del Campione

“Numeri e statistiche”

Saranno ben 41 i Gp ( 6 in Lotus, 35 in MacLaren) vinti da Senna nel corso della sua carriera su 161 Gp a cui prese parte, con 80 podi ( praticamente 1 ogni due gare corse), 65 le pole position fatte registrare e  19 giri veloci. Quasi 100 le gare a punti ( 96 per l’esattezza) per un totale di 610 punti conquistati ( 614 considerando quelli non validi) e ben 13.672 i km. al comando, per quasi 3.000 giri.

 



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