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13 aprile 2016

Negli anni 90′ si rideva di cuore con Cuore, l’indimenticabile giornale satirico

Simbolo degli anni 90′ (nonostante la nascita risalga al Gennaio del 1989) il settimanale satirico Cuore, rappresentava un appuntamento imperdibile in edicola per migliaia di lettori del periodo. Nato inizialmente, sulle ceneri del precedente “Tango”, come inserto satirico de “l’Unità, diverrà, in concomitanza con lo scioglimento del partito Comunista, settimanale indipendente due anni dopo circa. La sua […]

Simbolo degli anni 90′ (nonostante la nascita risalga al Gennaio del 1989) il settimanale satirico Cuore, rappresentava un appuntamento imperdibile in edicola per migliaia di lettori del periodo.

Nato inizialmente, sulle ceneri del precedente “Tango”, come inserto satirico de “l’Unità, diverrà, in concomitanza con lo scioglimento del partito Comunista, settimanale indipendente due anni dopo circa. La sua nascita si doveva a Michele Serra, sino a quel momento giornalista sportivo e culturale del quotidiano di sinistra, assieme ai colleghi Aloi e Paterlini.
Una sorta di Charlie Hebdo nostrano, sebbene molto meno caustico e più rivolto ad un pubblico  giovanile che non nasconderà mai l’ideologia politica da cui proviene, pur dedicando molte pagine alla comicità e satira più generalista.

Sulle sue pagine riverseranno la propria creatività i migliori autori italiani, da Staino a Vauro, per passare ad Altan, ElleKappa, sino al duo Disegni e Caviglia. Non solo, però, caricaturisti, poichè  le sue tavole ospiteranno un po’ tutti gli interpreti della cultura comica nostrana, con incursioni e contributi anche della Gialappa’s, di Enzo Costa, Gino e Michele, Stefano Benni o dello stesso Beppe Grillo. Non mancavano poi i pezzi di volti destinati a divenire familiare sul piccolo schermo come Fabio Fazio, Daria Bignardi e Patrizio Roversi.

Un parterre de roi di talenti che verrà apprezzato sino a portare il giornale a toccare le 160 mila copie al termine del 1992, negli anni di mani Pulite, in occasione del primo avviso di garanzia di Craxi.
Alla base del successo, però e soprattutto, un nuovo modo di fare giornalismo, sempre fuori le righe, spesso irriverente e surreale, come testimoniano le tante copertine rimaste nella memoria, fra le quali “Hanno la faccia come il culo” (commentando la classe politica del tempo), ma anche “Scatta l’ora legale, panico tra i Socialisti“, o “Fanno i comunisti, e poi vanno a fare la settimana bianca“, “Aiuta lo Stato: uccidi un pensionato“, non risparmiando naturalmente neppure il Vaticano, con tanto di decine di querele recapitate dal mondo cattolico. Un modo unico e scanzonato di raccontare la realtà del tempo, anche attraverso rubriche indimenticabili, prima fra tutte quella del “Giudizio universale” con la hit parade dei lettori delle cose, indicate senza alcuna censura, per cui vale la pena di vivere, con migliaia di preferenze, accanto alle evidenti aspettative sessuali, legate alla fine dei politici più odiati del tempo.

Un successo quello del settimanale, come commenterà  il suo stesso direttore Serra, il giorno della sua chiusura:

I giornali satirici sono come lo yogurt. Hanno la scadenza sull’etichetta già quando nascono

che andrà gradevolmente affievolendosi, non beneficiando neppure del cambio alla direzione con l’arrivo, nel 1994, di   Claudio Sabelli Fioretti, allora direttore del magazine del Corriere  Sette, il  quale puntò con scarsi risultati ad emulare lo stile dell’omologo francese “Le Canard enchaîné”, come dimostrano le vendite crollate a 60.000 copie nel 1995, per ridursi ulteriormente di un quarto l’anno dopo. Neanche l’arrivo successivo di uno dei suoi padri storici quali Andrea Aloi servirà a raddrizzare la barca. con lo stesso Aloi che accompagnerà la rivista sino al Novembre 1996, alla  chiusura, con l’uscita del numero 396, alla quale seguirà, a Gennaio dell’anno dopo, un numero commemorativo, il 397, composto con tutte le prime pagine dei numeri usciti dall’inizio.

Quasi 400 numeri, per una rivista che, però, in molti oggi rimpiangono.



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