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16 febbraio 2016

Pallone d’oro 1991: vince Jean Pierre Papin. La carriera e i gol dell’ex milanista (video)

Una vita per il goal, o per lo meno soprattutto in Patria, dove Jean Pierre Papin fece sempre sfracelli. Meno sfolgorante, al contrario la sua esperienza all’estero dove JPP, come era usualmente soprannominato, Belgio a parte,  si renderà protagonista di un buon biennio al Milan, ben lontano però  dal compagno Van Basten,  e di un’ […]

Una vita per il goal, o per lo meno soprattutto in Patria, dove Jean Pierre Papin fece sempre sfracelli. Meno sfolgorante, al contrario la sua esperienza all’estero dove JPP, come era usualmente soprannominato, Belgio a parte,  si renderà protagonista di un buon biennio al Milan, ben lontano però  dal compagno Van Basten,  e di un’ esperienza assolutamente anonima in Baviera.
A testimoniarne, però, la caratura internazionale, al di là del Pallone d’oro 1991, le statistiche a livello internazionale, ben 30 reti in 54 gare con i Bleus e 38 gol in 56 match, di cui ben 30 in Champions.
A dispetto della statura non straordinaria ( è alto 1,76 cm.) Papin fu, grazie ad un’elevazione incredibile, un grande colpitore di testa, un rapace d’area capace di comprendere prima di tutti dove piovesse il pallone in area. Dotato di una conclusione mortifera, molti i suoi goal spettacolari in acrobazia.

Gli esordi in Francia

L’arrivo al Marsiglia

Dopo gli esordi all’INF Vichy, centro federale transalpino, appena 21 enne( è nato il 5 Novembre 1963 a Boulogne-sur-Mer ) si mette in evidenza, in seconda serie, al Valenciennes, dove va in rete 15 volte in 33 presenze, un bottino di reti che gli permette di entrare sui radar di una delle più prestigiose compagini belga, l’ FC Bruges, dove approda nella stagione 1985/86. Un solo anno nelle Fiandre sufficiente, però, a fargli alzare la Coppa nazionale e conquistare la terza piazza nella classifica marcatori, con 21 reti in 31 gare. Positiva esperienza che gli varrà anche la prima convocazione in nazionale, con la quale disputerà, a sorpresa, i Mondiali messicani del 1986.

L’epopea al Marsiglia

Dell’istrionico Bernard Tapie il merito di riportare Papin in Ligue 1, convincendolo offrendogli il doppio di salario a stracciare il pre-contratto con il Monaco,  con il club monegasco che verrà indennizzato per lasciare l’attaccante. Uno sforzo, quello del patron marsigliese, che sarà ben ripagato da JPP, autore dell’iperbolica cifra di 204 gol (in 278 gare) nelle 6 stagioni al club delle Francia meridionale. E quella di Papin, al Marsiglia,  una cavalcata in crescendo, partendo dalle 16 reti siglate complessivamente nella prima stagione, per passare a 23, toccare le 33 marcature nella terza stagione, andare in goal 38 volte nella quarta,  36 nella quinta e concludere la sua parentesi all’Olimpyque nuovamente con 38 realizzazioni.
Numeri monstre che contribuiranno non poco ai successi in serie della squadra allenata da Gérard Gili ( a lui succederanno Franz Beckenbauer e Raymond Goethals) che inanellerà quattro scudetti consecutivi, il primo dei quali conquistato insieme alla coppa nazionale per un double fantastico. Quella di Papin una squadra straordinaria con JPP che vide arrivare, dopo il suo acquisto l’anno seguente Abedi Pelé, nel 1989 l’uruguaiano Enzo Francescoli, l’inglese Chris Waddle e il futuro juventino  Didier Deschamps  e nel 1990 l’astro nascente slavo Dragan Stojković.

La consegna del Pallone d'oro del 1991 con Michel Platini

La consegna del Pallone d’oro del 1991 con Michel Platini

Unico cruccio di Papin, negli anni marsigliesi, nonostante i 19 gol in 3 partecipazioni, la mancata conquista di una Coppa dei Campioni, con l’Olympique nel 1989-90 stoppato in semifinale dal Benfica e due anni dopo sconfitto, a sorpresa, al San Nicola di Bari ai rigori dalla Stella Rossa, in una delle finali ricordate per essere stata più avara di emozioni.
Delusioni di coppa, ma non di certo personali, con il centravanti transalpino che conquista ben 5 volte il titolo di caponnoniere di Ligue 1, terminando 3 voltein Coppa dei Campioni. Nel 1991, infine, la gioia della conquista del Pallone d’oro, surclassando i 3 antagonisti finiti in seconda posizione a pari punti, l’ex detentore Matthaus e i due slavi Pancev e Stojković.

Insieme a Franco Baresi

L’arrivo al Milan

Ben 14 miliardi per il suo passaggio al Milan, con il quale perderà la sua seconda finale di Coppa dei Campioni proprio contro gli ex Compagni nella stagione del suo arrivo, il 1992. Quella a Milanello, in ogni caso, una parentesi positiva di Papin, nonostante la presenza ingombrante di un totem in avanti come marco Van Basten. Nella stagione d’esordio, infatti, JPP siglerà 13 reti in serie A, risultando miglior marcatore delle squadra e conquistando il titolo. Per lui, inoltre, 4 marcature in Coppa Italia e 3 in Europa.
Nonostante numeri inferiori, scudetto anche nel torneo successivo e soprattutto, finalmente, la Coppa dei Campioni. Le statistiche raccontano di un centravanti dei Bleus che, giocando qualche gara in meno, andrà a tabellino solo 5 volte, 1 in Coppa Italia, ma ben 5 in Coppa dei Campioni, in sole 7 gare, anche se non scendendo in campo nella finale di Atene, dove il Milan sconfiggerà il Barcellona e la supponenza della vigilia di Cruyff con un sonoro 4-0.  Per Papin in bacheca anche due Supercoppe italiane

Al Bayern tanti infortuni, ma anche una Uefa

In leggera parabola discendente Papin si trasferisce al Bayern, dove, però, i tanti infortuni e la stagione disgraziata dei Bavaresi ( arriveranno 6 in Campionato e saranno eliminati al primo turno in Coppa di Germania), gli regalano ben poche soddisfazioni, con il Francese che va a referto una sola volta in Bundesliga in sole 6 gare. Decisamente più confortanti i suoi numeri in Coppa dei Campioni dove, nonostante le sue 2 reti in 3 match, la squadra tedesca verrà estromessa in semifinale dall’Ajax con un pesante 2-5 ad Amsterdam.Non straordinaria neppure la seconda annata al Bayern con Papin che, nonostante abbia giocato molto di più in Bundesliga ( 21 le presenze) segnerà in sole 3 occasioni, conquistando però la Coppa Uefa in finale contro il Bordeaux.

Il ritorno in Francia e la chiusura di carriera

Proprio dal Bordeaux sconfitto in finale di Coppa, Jean-Pierre ripartirà, tornato in Patria. E per lui, almeno nella prima stagione ai Girondini, una sorta di seconda giovinezza con ben 16 goal in 32 gare e 2 marcature in Coppa nazionale, con la squadra allenata da Rolland Courbis che conclude con un eccellente quarto posto.
Meno bene nell’annata successiva quando, con il subentro di Élie Baup e l’esplosione di Wiltord, l’ex marsigliese troverà molto meno spazio, giocando 23 gare con soli 6 gol. Anche al Bordeaux, però, sarebbero potuti arrivare dei trofei se la squadra girondina non fosse stata vittima dei rigori in ben due finali consecutivi di Coppa di Lega, battuta prima dallo Strasburgo e poi dal Psg.
Ultima esperienza nel calcio vero, a Guingamp, in seconda divisione, dove dopo soli 3 mesi (  e 3 reti in 9 gare) lascerà, prima di divertirsi in club di dilettanti, vestendo le maglie di Saint-Pierroise, Cap-Ferret e Facture Biganos.

Papin in una delle tante acrobazie, marco di fabbrica

Papin in una delle tante acrobazie, marco di fabbrica

Tanti goal con la Francia, ma nel periodo sbagliato

Neppure in nazionale Papin non si conferma, ma, probabilmente, a cavallo fra le selezioni di Giresse e Tigana e quella di Zidane e Blanc, JPP ebbe la sfortuna di non incrociare la stagione più fortunata dei Bleus.
Per lui esordio nel Febbraio del 1986 con l’Irlanda del Nord. Nello stesso anno, complice l’infortunio di Tourè, i Mondiali messicano, dove, però, nonostante la rete all’esordio contro il Canda, non verrà schierato dopo la prima fase, se non in occasione della finale per il 3 e quarto posto, nella quale segnerà. contro il Belgio, nonostante la vittoria a favore dei Diavoli Rossi.
Il ricambio generazionale in seno alla nazionale transalpina gli costerà sia gli Europei 1988 che i Mondiali del 1990, con i Galletti in capaci di qualificarsi ad entrambe le manifestazioni.
Agli Europei del 1992 sigla due reti che non bastano per l’undici francese per accedere alle semifinali. Con la Francia esclusa anche dai Mondiali 1994, chiude con la selezione transalpina nel 1995.

 

 



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